La “pasta non pasta” saracenara

Dalla tradizione saracenara ecco l’ultima delle ricette del corso della Pro Loco Sarucha: la “pasta non pasta” dai profumi e sapori mediterranei

Il corso sulla pasta fresca della tradizione di Saracena (Cs), organizzato dalla Pro Loco Sarucha in collaborazione con i due docenti dell’IPSSAR di Castrovillari (Cs) Antonietta Mirabelli e Lino Bellusci, si conclude in bellezza. L’ultima ricetta preparata è stata quella della “pasta non pasta”.

Un mazzo di origano intinto nell’acqua è il simbolo di questa “pasta non pasta” saracenara

Questo curioso nome è dovuto al fatto che non è propriamente una pasta, ossia non essendo impastata e lavorata come gli altri formati, non si può del tutto definire tale; la “pasta non pasta”, in passato, veniva realizzata dalle massaie quando avevano poco tempo a disposizione per cucinare e non potevano quindi “scialare” i maccheroni e nemmeno stendere le sfoglie per le lagane o per i tagliolini.

La lavorazione della “pasta non pasta” saracenara

Ma come si fa questa “pasta non pasta” saracenara? Innanzitutto, serve la farina, ma l’ingrediente basilare è l’origano. Anzi un bel mazzo di origano, fresco e profumato, che servirà a dare un buon odore e un particolare “gusto pizza” al sughetto che la accompagnerà.

La “pasta non pasta” saracenara nella sua lavorazione ricorda un po’ quella del couscous: mentre quest’ultimo viene incocciato molto laboriosamente, l’altra viene invece ridotta a piccoli pezzetti con le dita. Il mazzo di origano, intinto nell’acqua e battuto sul piano di lavoro serve per bagnare la farina per poterla impastare coi polpastrelli; una manualità, quella della pasta, che accomuna davvero tutti i popoli del Mediterraneo.

Questa preparazione è presente anche nella cucina arbëreshë del Pollino: infatti, Saracena, come gli altri borghi del territorio risente degli influssi delle comunità albanofone stanziatesi qui. Per gli albanesi questo piatto si chiama dromësat (dromsa), “pasta dei poveri”: anche questa si prepara utilizzando farina di grano duro, tenero (anche integrale), e il rituale del rametto di origano bagnato nell’acqua con il quale si aromatizza la farina sembrerebbe quasi un battesimo.

La dromsa, come la “pasta non pasta” saracenara, si forma agitando la farina con l’acqua e strofinandola si creano quasi delle palline che poi andranno passate al setaccio per eliminare la farina in eccesso e che verranno poi messe in un vassoio. Si continua finché non finisce la farina sul piano di lavoro.

Passando al condimento, a Saracena viene preparato un sughetto fresco fatto di pomodori pelati, basilico e un po’ di origano; la pasta viene cotta per pochissimi minuti direttamente nel sugo lasciato volutamente un po’ brodoso. Si può ben immaginare che con questi ingredienti e aromi, la “pasta non pasta” sia un piatto profumatissimo e gustosissimo oltre che salutare, in pieno stile mediterraneo. Ancora una volta sono sempre le cose più semplici a dare quel tocco in più alle preparazioni, che ci fanno riscoprire non solo antiche tradizioni e culture gastronomiche, ma soprattutto i sapori più autentici della nostra cucina calabrese.

La “pasta non pasta” saracenara

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