Il rito del brindisi

Dalla filotesia alla propinatio fino al Cin Cin! : un gesto simbolico legato alla cultura del bere e che per tutti ha la stessa valenza aggregante e beneaugurale, quello del brindisi

Gesto conviviale comune a tutti, il brindisi è un rituale che si compie fra due o più persone che alzando assieme il bicchiere, prima di berne il contenuto, lo fanno tintinnare recitando una formula, in segno di saluto verso qualcuno oppure come gesto beneaugurante di salute e prosperità, in occasione di eventi importanti o, semplicemente, durante una cena per esprimere affetto ed amicizia nei confronti dei commensali; ma è soprattutto un momento di aggregazione e socializzazione attorno al quale si sono sviluppate vere e proprie tradizioni.

Questa pratica ha origini antichissime: già nei poemi omerici spesse volte dei ed eroi ci vengono rappresentati nell’atto di bere scambievolmente “gli uni alla salute degli altri[1] (δειδέχατ’ ἀλλήλους), oppure celebre è il brindisi fatto da Ulisse e Polifemo, per convincere quest’ultimo a bere il suo vino per farlo ubriacare; e anche durante il simposio i convitati dedicavano bevute in onore delle divinità o di personaggi illustri.

Mosaico della Villa Del Casale, Vestibolo di Polifemo – Ulisse e Polifemo, Piazza Armerina (EN)

La “filotesia[2] dei greci (ϕιλοτησία) fu poi il brindisi in cui si levava la coppa in onore di un amico, si chiamava il suo nome, si beveva un sorso di vino passandogli la coppa perché ne bevesse anche lui, e trattenesse la coppa come pegno d’amicizia, aggiungendo qualche formula di augurio come: “Bevi, accomodati, accetta questa bevuta in amicizia” oppure “Bevo, beneaugurante, alla tua salute”.

Più tardi, presso i Romani, si sviluppò il bibere graeco more, cioè il fare brindisi secondo il costume greco[3] e la propinatio (da προπίνω, “propinare”: letteralmente “bere prima”, oppure “offrire, donare”), che fu la primitiva e semplice formula con la quale si levava la coppa a brindare, corrispondente al nostro “alla salute“. I Romani solevano usare formule come “bene vosbene nosbene tebene me”[4] per augurare il meglio ai propri commensali.

Nacquero anche brindisi all’amore come narrano Plinio[5] e poeti come Ovidio[6], e nella suddivisione della cena[7] veniva lasciato il posto per la comissatio o epidipnis, cioè il brindisi dopo il dessert. S. Ambrogio parla anche della pratica, diffusasi fra i primi cristiani, di brindare alla memoria dei martiri e dei santi, il “bibere in amore sanctorum vel animae defuncti”.

Nei primi secoli del Medioevo questa usanza cadde in disuso poiché l’atto del brindisi era considerato di basso livello sociale e morale, un’abitudine negativa dei rozzi popoli nordici che un buon cristiano non doveva avere; solo più tardi, nel ‘500, vi fu una ripresa di questo cerimoniale, che arriva ai giorni nostri con parole e motti di augurio ad alta voce che accompagnano l’innalzamento e il contatto dei bicchieri tra loro.

Jacob Jordaens, Il brindisi di re Bean, 1638 (Fonte: www.baroque.it)

Il termine “brindisi” deriva dall’antico tedesco bring dir’s cioè “lo porgo a te” attraverso lo spagnolo brindis. Per quanto riguarda i modi di dire, in passato era molto usato il motto: “Prosit[8] e che letteralmente significa: “che sia di giovamento”. Questa formula era usata in Chiesa quando il sacerdote terminava la Santa Messa.

Oggi quello più diffuso è Cin cin!, che ha origini cinesi, precisamente degli abitanti della costa di Canton, introdotto dai marinai britannici nel nostro continente. Il termine originale è “Ch’ing ch’ing” (cioè prego, prego) poi tramutato in “chin chin” dai naviganti e commercianti soprattutto in età vittoriana. Il termine è stato fatto proprio dalla lingua italiana perché ricorda immediatamente il tintinnio dei calici quando si incontrano durante un brindisi.

In Europa, dalla Spagna (¡Salud!), al Portogallo (Saúde), sino alla Francia (Santè!) e all’Inghilterra (Cheers!) si brinda sempre alla salute, come anche in Germania (Prost!) e in Turchia (Sağlığına!); molto diffuso anche il brindisi russo per eccellenza Na zdorovie! che ha lo stesso significato.

Peder Severin Krøyer, Hip, hip, hurra! Kunstnerfest på Skagen, Gothenburg Museum of Art in Sweden, olio su tela, 1888 (Fonte: en.wikipedia.org)

Dunque, si brinda per stare bene e in compagnia, e soprattutto sempre con bevande alcoliche e mai con l’acqua. Ci siamo mai chiesti perché? Le ipotesi possono essere varie, ma quella più probabile è che sin dall’inizio bere bevande fermentate e alcoliche fosse considerato più salutare che bere l’acqua. Fermentare o distillare i succhi della frutta era infatti una modo per sterilizzare le acque raccolte in natura e conservarle nel tempo.

Buoni brindisi a tutti!

 

Sitografia

www.treccani.it

 

[1] Es. Iliade, IV, 5; IX, 221 segg., 669 segg.; Odissea, XIII, 50 segg.
[2] Dal greco ϕιλοθης, amicizia.
[3] Cicerone, Verr., II,1, 66; Ps.-Ascon., Verr., p. 176, 16, ed. Baiter
[4] Plauto, Stichus, 709
[5] Plinio (Naturalis Historia, XXXI, 3 (9)) racconta la pratica del “bere le corone”: consisteva nello sfogliare i fiori delle proprie corone nel vino ed offrire poi la coppa alla persona amata. Un brindisi del genere venne proposto a Marco Antonio da Cleopatra, la quale era offesa con lui poiché si portava sempre dietro un assaggiatore, non fidandosi del personale della regina; così, per vendicarsi, intrise la sua corona di veleno e propose a Marco Antonio di “bere le corone”; quando però questi stava per portarsi alle labbra la coppa, Cleopatra lo fermò perché il diffidente romano le piaceva molto. Chiamò un condannato a morte al quale fece bere quel vino, che cadde fulminato ai piedi di Marco Antonio.
[6] Ovidio, Ars amandi, I, 571-572. L’usanza consisteva nel passare la coppa all’amica dopo aver bevuto, d’intingere il dito nel vino e di scrivere col dito così bagnato il nome dell’amica sul tavolo.
[7] La sua suddivisione interna prevedeva: gustatio, antipasto, primae mensae, cena vera e propria, secundae mensae, dessert, comissatio o epidipnis, ‘brindisi finale’.
[8] Dal latino prodesse, “giovare”

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