Gli itineraria: muoversi, mangiare e dormire prima delle guide Michelin

Itineraria: le antesignane delle moderne guide food and travel

Le Guide Michelin sono una serie di pubblicazioni annuali rivolte al turismo e alla gastronomia, edite dall’omonima azienda francese di pneumatici, che oggi rappresentano il più importante e famoso riferimento a livello mondiale per la valutazione della qualità di ristoranti ed alberghi. L’idea originale di una guida utilizzabile dal turista venne ad André Michelin nel 1896, con la collaborazione del fratello Edouard. La prima pubblicazione ufficiale nel 1900 fu limitata al solo territorio nazionale; nel corso degli anni la sua diffusione si è estesa all’Europa, New York, San Francisco, Tokio. Le due pubblicazioni principali della Guida Michelin sono rappresentate dalla Guida Rossa e dalla Guida Verde. La prima raccoglie le valutazioni dei ristoranti e degli alberghi delle singole nazioni, mentre la seconda è indirizzata maggiormente al turismo itinerante.

Prima Guida Rossa Michelin del 1900 (Fonte: www.viadeigourmet.it/cultura-enogastronomica/guida-michelin-la-storia.html)

Prima ancora di queste preziose guide, diventate delle vere e proprie bibbie nel campo del food & travel, la necessità di un viaggiatore nell’antichità era soprattutto quella di avere dei riferimenti utili alla determinazione della sua posizione lungo un dato percorso; ciò fece nascere una delle prime forme di descrizione geografica, una semplice successione di nomi di luogo, commentata, con essenziali riferimenti a manufatti o a fenomeni geografici: l’itinerario.

Le testimonianze più remote dell’esistenza di questi elenchi toponomastici, ordinati secondo una progressione di tipo geografico da un’origine ad una destinazione, erano redatte prevalentemente per finalità amministrative o militari, e si ritrovano già nell’Antico Regno egizio. Nel mondo romano il genere di questi documenti, diffusi probabilmente più su papiro che su pergamena furono riprodotti in copia dagli amanuensi per gli usi più disparati della grande mobilità romana, e non solo quindi per le necessità militari. Comprendeva due grandi insiemi: gli itineraria scripta o adnotata e gli itineraria picta, distinti dal loro contenuto informativo, che poteva essere riportato in forma di testo scritto o in forma grafica, con figure, simboli e scritture.

Al primo insieme si ascrivono, ad esempio, l’ltinerarium Antonini, detto anche ltinerarium Provinciarium, un registro del III-IV secolo d.C. delle stazioni e delle distanze tra le località poste sulle diverse strade dell’Impero romano; quello Burdigalense (noto anche come ltinerarium Hierosolymitanum che è il più antico racconto conosciuto di un itinerario cristiano, scritto nel IV secolo d.C. da un anonimo pellegrino durante il viaggio da Burdigala, l’attuale Bordeaux, fino a Gerusalemme, dov’era diretto per venerare il Santo Sepolcro) e l’ltinerarium Gaditanum, recante le distanze tra Gades (Cadice) e Roma del 330 d.C. circa ed inciso su quattro vasetti cilindrici d’argento ritrovati a Vicarello, sul lago di Bracciano (CIL, XI 3281); gli adnotata diventavano indispensabili per muoversi da una regione all’altra, in quanto fornivano l’elenco delle mansiones (posti di tappa), mutationes (cambio di cavalli o di carrozze), tabernae (locande), cauponae (osterie), distanze e alcune informazioni geografiche (ponti, guadi, valichi, porti, ecc.).

I quattro bicchieri argentei di Vicarello che portano inciso sulla parte esterna l’itinerario via terra da Gades (Cadice) a Roma (IV secolo d.C.) – Fonte: it.wikipedia.org

Ben distinti da questi e molto più apprezzati erano poi gli itineraria picta, una sorta di carte tematiche, che probabilmente fornivano le stesse informazioni degli itineraria adnotata, ma in una versione di tipo cartografico, fortemente schematica. La loro forma grafica doveva consentire di “vedere” i percorsi segnati e di comprendere tutte le relative informazioni accessorie, quali località abitate, forti, terme e di altri particolari manufatti, con la relativa toponomastica, nonché di alcune particolarità geografiche. Di questa tipologia è l’unica carta itineraria romana pervenuta alla nostra epoca: il Codex Vindobonensis, più noto col nome di Tabula Peutingeriana. Si tratta di una carta stradale del XII-XIII secolo, conservata presso la Biblioteca Nazionale (già Reale) di Vienna e copia di una carta romana probabilmente del IV sec. a.C.; viene generalmente fatta derivare dall’Orbis Pictus di Agrippa, e traccia tutte le strade del mondo abitabile (ecumene) conosciuto da Roma.

Tabula Peutingeriana, segmento VII-VIII (Fonte: http://luciodp.altervista.org/scuola/storia/mappe/peutingeriana.html)

La Tabula è un documento unico, che non ha confronti fra quelli arrivati fino a noi dal mondo antico. Porta il nome dell’umanista e antichista Konrad Peutinger che la ereditò dal suo amico Konrad Celtes, bibliotecario dell’imperatore Massimiliano I; Peutinger avrebbe voluto pubblicare la carta, ma morì prima di riuscirci. E’ costituita da una striscia di pergamena lunga 6,752 metri e larga circa 34 cm, suddivisa in 11 fogli, detti “segmenta”, uniti fra loro sino al 1863, di circa 60 cm ciascuno. L’originale romano deve essere stato, probabilmente, più lungo e doveva constare di 12 segmenta, in quanto nel disegno cartografico manca la raffigurazione dell’Iberia, della Britannia e dell’estrema Africa nord-occidentale. Ciò si è desunto dal fatto che il disegno cartografico segue una direzione continua da sinistra verso destra, che riduce gli spazi e deforma la posizione assoluta delle singole località.

Evidentemente gli è stata data questa forma a rotolo per renderla consultabile e facilmente trasportabile. Con un’impostazione generale di tipo italocentrica, dei dodici segmenti che componevano originariamente la carta, ben cinque, dal III al VII, sono occupati dalla rappresentazione della penisola italiana. I toponimi delle varie località di tappa segnalavano l’esistenza di attività di ristoro e di assistenza al viaggio e avevano denominazioni molto simili a quelle ancora usate ai nostri giorni, con riferimenti specifici agli esercenti, come ad esempio “ad septem fratres” (dai sette fratelli), “ad sorores” (dalle sorelle), o con chiaro invito alla sosta, oppure con richiami mitologici, o ancora più semplicemente, con riferimento al numero di miglia percorse. Nel 2007 la Tabula Peutingeriana è stata inserita dall’UNESCO nel Registro della Memoria del mondo.

Su itinerari e distanze si era informati anche dai cippi (miliaria) che indicavano, oltre al numero del singolo miglio della strada, anche la distanza di esso dalla prossima località e talvolta anche le distanze da tutte le città successive o raggiungibili da un incrocio.

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