Dal produttore al consumatore: storia e caratteristiche delle buchette del vino a Firenze

Ad oggi sono centinaia quelle censite ed il numero è in costante aggiornamento: parliamo di una storia secolare che riguarda il vino e la vita sociale di Firenze, quella delle sue belle e curiose buchette

Presenti a Firenze ma diffuse in altre località della Toscana, le buchette del vino sono delle piccole aperture ad arco praticate sulle facciate degli antichi edifici della città, spesso in prossimità del portone d’ingresso.

Sono moltissime, sparse soprattutto per le vie del centro frequentate da turisti di tutto il mondo; apparentemente sembrano dei tabernacoli, ma il loro uso era ben diverso in epoca rinascimentale.

Le buchette, infatti, servivano ai discendenti delle antiche famiglie fiorentine per vendere il loro vino, o meglio erano i servitori addetti alla cantina del palazzo a praticare la vendita diretta dal produttore al consumatore.

Buchetta del vino a Firenze
Una delle tantissime buchette del vino a Firenze

Dotate di porticine in legno, gli acquirenti bussavano alle buchette ad un orario stabilito e richiedevano il tipo di vino; il vinaio del conte o del marchese lo passava attraverso lo sportello dopo aver ricevuto il denaro.

Queste buchette poste al pianterreno erano a misura di fiasco (30×20 cm circa), il tradizionale contenitore panciuto di vetro impagliato, utilizzato (ancora oggi) come unità di misura del vino.

Le buchette del vino non sono facilissime da scovare perché la loro architettura si mescola perfettamente con quella delle strade e degli edifici circostanti.

Rappresentano un vero e proprio spaccato di vita quotidiana legata sia al consumo che alla cultura del vino in questi luoghi, dove la produzione vitivinicola continua ad essere tra le più antiche e importanti d’Italia.

Le buchette del vino sono dunque fatte ad arco, collocate sulle facciate dei palazzi ma a volte anche su un lato, oppure intagliate nel legno del portone o in un’inferriata con una ‘maglia’ a forma di sportello arcuato.

Sono ad altezza braccio perché in questo modo il cantiniere manteneva una certa riservatezza; le cornici degli archi non sono tutte uguali ma differiscono per i materiali utilizzati, fedeli alle varie architetture.

La porticina di legno, a volte rivestita da una lamina protettiva in metallo o rinforzata da grossi chiodi, si apriva dall’interno.

Interno di una buchetta del vino a Firenze
L’interno di una buchetta del vino a Firenze , oggi adibito a locale

Per bussare, nella parte esterna erano applicati alcuni elementi in ferro battuto tra cui un battente in ferro chiamato ‘picchiotto’ o ‘martello’.

Alcune hanno ancora dei cardini esterni che ipotizzano la presenza di un contro-sportello in metallo che serviva a proteggere ulteriormente le buchette del vino.

Quando la pratica di vendita del vino dalle buchette cessò, molti finestrini vennero tamponati intonacando il muro sia all’interno che all’esterno; in alcuni casi solo all’esterno.

Oggi è possibile trovare delle buchette del vino ‘riconvertite’ ad alloggi per i contatori del gas, come pulsantiere per i condomini, come cassette della posta o addirittura ospitano opere di artisti di strada.

Nel corso dei loro cinque secoli di vita le buchette del vino sono state chiamate con nomi diversi, da “sportelli dove si porgono i fiaschi” a “foràme per vendere il trebbiano”.

Negli inventari della fine del Settecento, quando la vendita del vino al dettaglio venne liberalizzata, si trovano invece i “finestrini per la vendita del vino”. Tutti nomi declinati al maschile[1].

Il nome ‘buchette’ è stato dato loro negli anni Settanta del Novecento, scelto poi dall’omonima Associazione che le studia da anni, non solo a Firenze ma in tutta la Toscana. Ma non si sa bene da dove derivi[2].

La maggior parte delle buchette vennero dismesse alla fine dell’Ottocento, quando ormai il centro storico si spopolava e il vino si preferiva imbottigliato. Quello padronale veniva venduto in fattoria o nelle enoteche.

Grazie all’Associazione Buchette del Vino nata a Firenze nel 2015 le buchette del vino hanno ritrovato il loro grande valore storico e culturale all’interno di questa splendida città rinascimentale.

Associazione Buchette del Vino Firenze
Buchetta del vino in Via Santo Spirito a Firenze

Nata con lo scopo di censire e documentare questo patrimonio diffuso nel territorio toscano, l’Associazione ha fatto riscoprire ad oggi oltre 280 buchette del vino.

Solo a Firenze se ne contano ben 178, di cui 152 nel centro storico e 26 fuori dalle antiche mura; 10 sono state purtroppo rimosse ma se ne conservano tracce in fotografie d’epoca.

Le altre buchette del vino sono dislocate tra Siena, Pistoia, Arezzo, Pisa e Prato; la ricerca continua grazie anche alle molte segnalazioni che si ricevono.

Nel 2020, a seguito della pandemia da Covid-19, molte finestrelle sono state riaperte: diversi bar e ristoranti a Firenze hanno utilizzato le buchette per servire in sicurezza caffè e aperitivi.

Aperitivo presso una buchetta del vino
Un aperitivo dalla buchetta del vino in via Santo Spirito 21R a Firenze

È così che le buchette del vino sono diventate l’attrazione di alcuni locali del centro, come ad esempio quella che si trova in via Santo Spirito 21R.

Buchetta del vino a Firenze con locale
L’interno del locale in via Santo Spirito 21R a Firenze intravisto dalla buchetta del vino

Bibliografia e sitografia

  1. Corsini, L. Giordano, Firenze e Toscana. Le buchette del vino, Edizioni BDV, 2022

https://buchettedelvino.org

 

[1] Altri nomi con cui sono state chiamate le buchette del vino sono stati nel tempo anche tabernacoli del vino, porticine, buche da vino o fantasticamente anche porte del Paradiso.
[2] Buchetta somiglia al vocabolo buca usato per gli sportelli e le finestrine da cui nell’Ottocento spacciavano il vino le osterie bolognesi, replicato a Faenza come ‘buchete da ven’, ma potrebbe provenire anche dalle fiorentinissime ‘buche’, le cantine padronali sotterranee che ai primi del Novecento divennero fiaschetterie, mescite di vino e infine trattorie. Buchetta come diminutivo di ‘buca’, insomma (D. Corsini, L. Giordano, Firenze e Toscana. Le buchette del vino, Edizioni BDV, 2022, pag. 12).
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