Nove vini per nove cru: verso una nuova dimensione del Cirò

Inseguendo un ideale comune, dall’areale della DOC Cirò l’impegno di un gruppo di produttori che ha intrapreso un percorso di rivalutazione e valorizzazione del vino calabrese più conosciuto al mondo

Nuovi sguardi per nuovi orizzonti: Cirò, terra magnogreca vocata da secoli alla viticoltura, si apre ad una ‘marcatura’ del territorio e alla valorizzazione dell’omonimo vino rosso.

Un’azione intrapresa da alcuni produttori che negli ultimi anni si stanno dedicando proprio alla scoperta di quelle diversità geomorfologiche e pedoclimatiche dell’areale cirotano, studiando le sue differenti vigne.

Un lavoro che parte da una filosofia che li accomuna tutti, quella che è stata definita la ‘Cirò Revolution’: coltivazioni biologiche, artigianalità, interventi minimi sia in vigna che in cantina.

Il gruppo capitanato da Cataldo Calabretta Viticoltore vede protagoniste le cantine ‘A Vita, Sergio Arcuri, Tenuta del Conte, Cote di Franze, Dell’Aquila, Fezzigna, Il Brigante e Scala.

Cirò Revolution
I vini delle cantine Cataldo Calabretta Viticoltore, Tenuta del Conte, Il Brigante

Il 18 dicembre scorso nel borgo di Cirò, presso sala didattica ospitata nei locali dell’Enoteca Regionale “Casa dei vini di Calabria”, è stato presentato ufficialmente il progetto.

A sostenerlo anche l’amministrazione comunale di Cirò guidata dal sindaco Francesco Paletta, coordinatore regionale dell’associazione “Città del Vino”.

Cirò Revolution
I vini delle cantine Fezzigna, Dell’Aquila e ‘A Vita

In occasione di questo evento una degustazione unica di nove vini rossi, microvinificazioni della stessa annata (2019) attraverso le quali ‘leggere’ il territorio, riconoscere e apprezzare il gaglioppo in purezza.

Ognuno di essi nasce da uno spazio ben definito, da una contrada, una vigna, una particella; ognuno di essi rivela un’anima, quella nascosta fra le pieghe di questo straordinario vitigno autoctono calabrese.

Del terroir e del legame fra uve, ambiente e uomo ho parlato in un POST dedicato; riguardo queste nove declinazioni del Cirò possiamo parlare anche di un altro concetto che calza a pennello: cru.

Il termine francese cru è il participio passato del verbo croître, ‘crescere’; la differenziazione dei vini più costosi che si producono in Francia si basa proprio sul luogo di produzione.

Unendosi al terroir in cui le uve crescono, cru si riferisce ad una zona delimitata, ad un vigneto particolare ‘cresciuto’, ‘sviluppato’ in una determinata zona e dal quale si ottengono prodotti dalle qualità eccellenti.

Una vigna è cru quando il terreno, il clima e gli altri fattori materiali e immateriali regalano ai vini caratteristiche organolettiche particolarmente pregiate e uniche, diverse da quelle di altri vini nati in luoghi vicini[1].

I 9 cru cirotani assaggiati sono stati Vallo, Caraconessa, Brigante, Piciara, Salico, Valle di Casa, Mortilla, Donnicicio e Santanastasia, prodotti che segnano l’inizio di una svolta per questa denominazione calabrese.

Cirò Revolution degustazione
La degustazione delle 9 microvinificazioni di gaglioppo nell’evento “Contrade, Vigne, Particelle, Vignaioli”

Qui il gaglioppo si è rivelato in modi diversi a seconda del luogo, nelle sfumature di rosso, nei profumi di mare e collina, nel nerbo tannico, nella sapidità, nel suo carattere unico ma modellato dalla terra e dalle mani dell’uomo.

A guidare la degustazione di queste microvinificazioni il giornalista enogastronomico Matteo Gallello, in un esperimento sensoriale che riflette una realtà cosciente delle sue potenzialità e della sua ricchezza.

Grazie a ciò è ora possibile pensare al Cirò non solo come vino, frutto di arte, passione e tradizione, ma anche come regione vitivinicola capace di presentare un’offerta enoturistica ed esperienziale valida, al pari del resto d’Italia e perché no, dei cugini francesi.

Cirò Revolution
Il gaglioppo

 

[1] Nel XVII secolo alcuni monaci della Borgogna introdussero questa parola per indicare i vigneti migliori che possedevano, definiti da muretti a secco per individuarli e per segnarne il perimetro. Ogni appezzamento aveva un nome solitamente religioso con il quale veniva chiamato anche il vino che nasceva da queste particelle.
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