L’illustre storia del Chiarello, l’antico vino di Cirella

Un vino dolce, profumatissimo e prezioso amato dalle corti rinascimentali e dal Papa Paolo III Farnese: ripercorriamo la storia e la fortuna dell’antico nettare di Cirella, il Chiarello

I Romani la chiamavano Cerillae ma la sua è una storia più antica: nata in epoca magno-greca, Cirella fu una colonia focese fondata tra il VII e il VI secolo a.C.

Plinio il Vecchio la identificò come Portus Parthenius Phocensium, ovvero il Porto Partenio dei Focesi perché all’epoca l’abitato si estendeva sulla costa intorno al porto, luogo in cui oggi si trova grosso modo l’attuale Cirella.

Di fronte si trova l’Isola di Cirella[1], una delle poche della Calabria assieme alla vicina Isola di Dino a Praia a Mare (Cs).

Cirella di Diamante
Cirella di Diamante (Fonte: peperoncinofestival.org)

Questa Cirella costiera fu un centro prospero sia in epoca lucana che romana[2], ma a seguito delle incursioni saracene del IX secolo cessò di esistere.

Tabula Peutingeriana Cirella-Cerelis
Nell’itinerario tirrenico della Tabula Peutingeriana è riportato il toponimo Cerelis (Cirella)

Perciò venne ricostruita su un ripido promontorio a circa 170 metri sul livello del mare, da dove ancora svettano imponenti i ruderi dell’affascinante Cirella vecchia, il borgo medievale.

Cirella Diamante Ruderi
Cirella di Diamante (Cs) e i suoi Ruderi (Fonte: it.m.wikipedia.org)

Poco distante da qui c’è il convento dedicato a San Francesco costruito nel 1545 ed il Teatro dei Ruderi di Cirella, un moderno complesso dove ogni estate vanno in scena importanti eventi teatrali e musicali.

Cirella è frazione di Diamante (Cs), la città calabrese dei murales e del peperoncino, bellissimo centro della profumata Riviera dei Cedri e gioiello della costa tirrenica cosentina.

La località di Cirella è annoverata nelle fonti antiche e nei documenti storici anche per un’altra cosa cioè per il suo vino, il Chiarello di Cirella.

Chiarello di Cirella, Moscato Passito IGP Calabria
Il Chiarello di Cirella, Moscato Passito IGP Calabria (Photo Credit: Guglielmo Gigliotti)

Il Clarellum era un nettare molto apprezzato dalle corti italiane del Rinascimento ed amatissimo da Papa Paolo III Farnese nel 1500; il suo storico bottigliere Sante Lancerio lo inserisce tra i 53 vini migliori d’Italia nel suo libro I Vini d’Italia.

Nella famosa lettera indirizzata al cardinale Guido Ascanio Sforza riguardo la natura e la qualità dei vini, Lancerio ricorda con apprezzamento ‘la Centula’, ‘il vino di Ciragio’, ‘il vino Pesciotta’, ma soprattutto ‘il vino Chiarello’.

Viene da una terra denominata Chiarella (=Cirella) nella provincia di Calabria distante dal mare tre miglia. Questo vino è molto buono et era stimato da Sua Santità e da tutti li prelati della corte.

Ne vengono assai, i quali si vendono per Chiarello, ma volendo conoscere se siano di Chiarella e la loro perfetta bontà,

bisogna che sia di colore acceso più che l’oro et odorifero assai, ché non odorando sarebbe di Grisolia od Orsomazzo, luoghi vicini, ancorché alla Ripa si vendano per Chiarelli.

Di tale sorte vino tutto l’anno beveva Sua Santità e lo cominciava a bere dal principio di marzo per tutto l’autunno.

E non ha bevanda pari, ma volendolo salvare alla stagione d’autunno, bisogna si pigli alla barca nella primavera e mettisi in luogo fresco.

e che non senta travaglio, e pigliarlo crudo (=non ancora maturato), odorifero e grande (=di forte gradazione), che il caldo lo maturerà”.

Sono molti gli autori che negli anni hanno parlato di questo antico vino, tra questi il medico naturalista Andrea Bacci.

Nella sua De naturali vinorum historia del 1595 dice che “Strabone – libro VI – ricorda il borgo di Cirella, non lontano dal fiume Lao,

nel contado del quale si producono due qualità di vino, l’uno e l’altro famoso col suo proprio nome, chiaro e rosso.

Il primo, detto vino di Cirella, ha preso opportunamente il nome di Chiarello per il suo splendore e per il suo corpo e perché, quanto a chiarezza, potrebbe gareggiare con l’oro. […][3].

Tra gli altri vini ha questa prerogativa, che si conserva per due o tre anni e merita di essere detto il modello unico d’ogni vino più eletto;

perciò è considerato famigliare anche nelle mense comuni e presso gli osti, è gradevolissimo al palato e allo stomaco, scende rapidamente nelle prime vene e fino ai reni, è molto nutriente,

genera sangue buono e sottile, conduce alle loro vie naturali i residui degli umori, provoca il sudore e l’urina e scaccia la renella.

Non prende alla testa, bensì vivifica tutti quanti i sensi e meravigliosamente spinge a profonde speculazioni l’ingegno dei vecchi e anche di coloro che hanno la mente intorpidita.

Rallegra il cuore e l’animo; in ragione di questo encomio di lode comune si deve inoltre sapere che dai popoli vicini vengono portati a Cirella non pochi vini dalle parti di San Marco, di Scalea, di Castelnuovo,

di Bonifazio e da altre località, i quali usurpano il nome del Chiarello, mentre rarissimamente rispondono a tutte le sue caratteristiche e non sono riconosciuti se non dai mercanti pratici di quei luoghi[4].

Anche Giovanni Fiore da Cropani nel 1600 in Della Calabria illustrata opera varia istorica riporta del Chiarello che “(Giulio Cesare) Recupito fà conto de’ vini di Cirella;

praecipua laus Vinis que substavi coloris, atque auro perliquido similis, sive Cirella vocant, a Cerillis Vico, Straboni noto sive Clarella apud Erteros quoque clarissima.

Necita ferunt aquam, ut etiam Mare integrum ferant, per quod transvetta, robore accrescunt, pretio”. Lo scrive Barrio[5], In Cerellensi agro Vinum bonitate mirificum nascitur, quod Roma habetur in pretio[6]”.

L’Associazione Culturale Cerillae, che opera attivamente per la promozione del territorio di Cirella da oltre 18 anni, si è occupata di ricostruire la storia del Chiarello ed ha rintracciato persino un antico bando del 1589.

Chiarello di Cirella
Il Chiarello di Cirella

In questo bando della Camera Apostolica a firma del Cardinale Enrico Caetano, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, si ammonivano e sanzionavano coloro che spacciavano per Chiarello vino non proveniente da Cirella[7].

Del Chiarello ad un certo punto si iniziarono a perdere le tracce tra ‘600 e ‘700 e a partire dal 1800, non se ne seppe più nulla.

Secondo quanto testimoniano le più recenti ricostruzioni storiche, ciò fu probabilmente legato al progressivo spopolamento del centro urbano di Cirella Vetere.

Del resto queste importanti testimonianze fanno emergere l’enorme successo e il grande valore che il Chiarello di Cirella ebbe nei secoli, soprattutto per le sue inconfondibili caratteristiche organolettiche.

Viene descritto come un vino giallo dorato e profumatissimo, dolce e molto prezioso; si ricavava quasi sicuramente dalle uve di adduràca che in dialetto locale significa ‘profumata’.

L’adduràca, in italiano dòraca, è un vitigno autoctono assai antico sul quale sono stati effettuati recenti studi genetici per determinarne l’origine.

Duròc è chiamata dialettalmente anche una delle uve che concorrono alla produzione del Moscato di Saracena (Cs).

Uva duròc dòraca Moscato di Saracena
Uva duròc (dòraca) che concorre alla produzione del Moscato di Saracena

Con tutta probabilità è la stessa adduràca del Chiarello di Cirella, visto che in entrambi i casi hanno lo stesso significato.

Il Moscato di Saracena

E a quanto sembra la dòraca (adduràca o duròc) appartiene alla famiglia dei moscati e sarebbe da ricondurre al moscato di Alessandria o zibibbo bianco.

Uva moscatello di Saracena
Uva moscatello di Saracena

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L’adduràca matura tardivamente; ne nasce un nettare non troppo carico di colore, un giallo paglierino intenso dai riflessi oro e con una bella alcolicità.

Il Chiarello di Cirella è invece oggi un Moscato Passito IGP Calabria, dolce, persistente ed aromatico ed è prodotto con uve di moscato e adduràca in tiratura limitata dalle Cantine Verbicaro Viti e Vini.

Questo vino che cerca di ricalcare l’illustre storia del suo antenato, viene promosso in maniera particolare durante la manifestazione Calici sotto le stelle che si tiene ogni estate a Cirella.

 

Contatti e riferimenti

 

Associazione Culturale Cerillae

Via Armando Diaz, 87023 Cirella di Diamante (Cs)

Email: ass.cerillae@libero.it

www.calicisottolestelle.it

 

[1] Sulla sommità dell’isola si ergono i ruderi di una fortificazione militare, detta Torre dell’Isola di Cirella, di pianta quadrata con lati lunghi circa 10 metri e mura spesse tre o quattro metri. Essa fu costruita nel 1562 per prevenire l’assalto dei pirati turchi all’abitato di Cirella.
[2] Nell’itinerario tirrenico della Tabula Peutingeriana è riportato il toponimo Cerelis.
[3] Bacci in queste righe riporta inoltre che “[…] ac Vinupolae Clarellum Regem cognominant vinorum”, ovvero che Cirella era detta Vinipoli, la ‘città del vino.
[4] De naturali vinorum historia, Lib. V, pagg. 228-229
[5] In De antiquitate et situ Calabriae: “Nel territorio di Cirella nasce un vino di mirabile qualità che a Roma è molto apprezzato”.
[6] Della Calabria illustrata opera varia istorica, Volume 1, Lib. II-38, pag. 274
[7] […] su mandato della Santità di nostro Signore […] ordiniamo ed espressamente raccomandiamo a qualunque persona di qualsivoglia stato, grado, titolo e dignità, […] che non ardiscano e non presumano di vendere per Chiarelli altre sorte di vini se non quelli che realmente siano stati raccolti nella terra di Cirella e nel suo territorio e distretto che dall’età antica si sono chiamati Chiarelli […].
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