Fillossera, la peste viticola

Osserviamo da vicino la fillossera, acerrimo nemico della vite 

La storia della viticoltura europea è stata fortemente segnata dall’attività infestante di un famoso insetto, la cui scoperta fu fatta alla fine del nel XIX secolo.

In poco tempo è riuscito a distruggere centinaia di specie autoctone e a decimare le coltivazioni e, ad oggi, rappresenta il nemico più pericoloso per la vite: la fillossera.

La fillossera (dal greco ϕύλλον “foglia” e ξηραίνω “dissecco”, in latino phylloxera) appartiene al genere d’insetti rincoti omotteri, della superfamiglia degli afidi (pidocchi delle piante) e famiglia dei fillosseridi; quella della vite è conosciuta con diversi sinonimi (Daktulosphaira vitifoliae, Phylloxera vastatrix, Viteus vitifoliae), scoperta per la prima volta dall’entomologo statunitense Fitch sulle foglie delle viti selvatiche nell’America del Nord (New York) nel 1854.

La fillossera fu ritrovata più tardi, nel 1863, sia sulle foglie che sulle radici della vite nelle serre di Hammersmith presso Londra e poi da Sahut nel sud della Francia il 15 luglio 1868.

Phylloxera
Polimorfismo della fillossera: Fig. 173. Maschio e femmina anfigonici Fig. 174. Femmina e uovo d’inverno Fig. 175. Radicicola (vista dorsale e ventrale) Fig. 176. Radicicola (vista laterale) Fig. 177. Ninfa (vista dorsale e laterale) Fig. 178. Sessupara (vista dorsale) – Fonte: it.wikipedia.org)

L’arrivo della fillossera in Europa (1858-1862) si deve all’importazione nel Sud della Francia di barbatelle di viti infette provenienti proprio dall’America.

In Italia gli effetti della presenza di questo insetto erano stati percepiti già dal 1875 nelle vicinanze di Lecco con deperimenti nella vegetazione delle viti. Solo nel 1879 venne accertata la presenza dell’insetto in Lombardia nei dintorni di Valmadrera (Como) e di Agrate (Milano).

L’anno successivo furono rinvenuti focolai d’infezione in Sicilia nelle provincie di Caltanissetta, di Messina e in Liguria a Porto Maurizio (Imperia).

Nel 1886 si scoprirono infezioni in Piemonte e nel 1888 in Toscana; l’anno successivo fu riconosciuta infetta anche la Puglia; alla fine del secolo l’infezione da fillossera era stata accertata in oltre 900 comuni e interessava più di 350.000 ettari di superficie.

Nel 1931 la fillossera era presente in 89 delle 92 provincie italiane, fatta esclusione di Frosinone, Rieti e Napoli; circa un quarto degli oltre 4.000.000 di ettari vitati italiani fu distrutta o gravemente danneggiata dall’infezione, e le regioni più colpite furono quelle di maggiore importanza vitivinicola.

La fillossera in età adulta si trova sotto forme diverse: gallecola, radicicola, alata e sessuale; a queste si aggiunge una quinta forma, detta ninfale.

La gallecola sta esclusivamente sulle parti verdi della vite e specialmente sulle foglie, soprattutto delle viti americane, dove causa la formazione di certe borse o galle, in cui rimane ricoverata e depone le uova.

Fillossera gallecola galle
Le galle formate dalla fillossera sulle foglie della vite (Fonte: www.fitosanitario.mo.it)

La radicicola e la ninfale stanno sulle radici, dove producono alterazioni analoghe alle galle fogliari; solo in rari casi la radicicola può stabilirsi sulle foglie, oppure, nata nelle galle, vi si sviluppa senza raggiungere le radici, come avviene solitamente.

Quella alata comincia la sua vita sulle radici e la termina sotto le cortecce del ceppo (o, più raramente, sotto le foglie). Tutte queste forme si trovano soltanto sulle viti americane, dove la fillossera compie il suo ciclo biologico normale.

Fillossera della vite
(Fonte: www.esquire.com)

La diffusione della malattia può essere naturale (ad esempio con la fuoriuscita dal terreno delle giovani larve radicicole) o casuale. Generalmente la fillossera si diffonde casualmente attraverso il trasporto, anche a lunga distanza, di barbatelle di viti infette.

Per quanto riguarda la lotta alla fillossera, questa può attuarsi in due modi, diretto o indiretto: il modo diretto prevede iniezioni di solfuro di carbonio o di solfocarbonato potassico (attraverso dei pali iniettori) nel terreno oppure la sommersione invernale ed annuale dei vigneti infetti; tali azioni portano alla morte degli insetti ospitati sulle radici ma più spesso alla morte della vite stessa e per questo hanno scarsa possibilità di applicazione.

La metodologia più efficace e applicabile contro la fillossera è invece quella indiretta: si innestano le viti europee su radici (portinnesti) di viti americane che hanno sviluppato una resistenza tale da impedire alle radicicole di attaccare l’apparato radicale.

L’innesto su piedi americani ha risolto il problema della fillossera e ha fatto sì che i vigneti europei rimanessero in vita, anche se purtroppo molte cultivar autoctone sono andate perdute. Esistono però ancora viti a piede franco, ossia non innestate, che conservano la purezza del DNA del vitigno.

 

Sitografia

www.treccani.it

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