Zibbì, lo zibibbo secco nato in territorio catanzarese

Da quattro ettari vitati situati nel comune di San Floro (Cz) arriva uno zibibbo secco in purezza: Zibbì, la prima delle etichette dell’azienda Mazzarò di Rocco Mazza

Si dice zibibbo ma si chiama moscato di Alessandria: registrato così sul Registro Nazionale delle Varietà di Vite, fa parte di una grande famiglia di uve sia a bacca bianca che nera presenti da secoli nell’area del Mediterraneo.

Il moscato di Alessandria o zibibbo, dunque, era coltivato dai Greci col nome di anathelicon moschaton, mentre i Romani la definivano uva apiana perché prediletta dalle api per via del suo aroma dolcissimo.

Zibibbo uva
Grappoli di zibibbo

Alcune tesi sostengono che attorno al 1200 l’uva apiana avrebbe cambiato il suo nome in moscato per una associazione tra ape e mosca; ma è veramente molto dubbia l’identità tra l’uva apiana e il moscato.

Il realtà il suo nome attuale pare derivare da muscum, ossia “muschio”, per il forte aroma caratteristico che i francesi chiamano musqué. E’ considerato originario dell’antichissima città di Alessandria d’Egitto, e in genere è considerato uguale ad altre varietà coltivate nel basso bacino del Mediterraneo[1].

Non si è trovata però alcuna spiegazione accettabile sull’etimologia del termine zibibbo, anche se potrebbe derivare dall’arabo zabib che significa “uva passa”.

In Italia, la zona di produzione vocata alla coltivazione dello zibibbo è per antonomasia l’isola di Pantelleria, dove il suo sistema di allevamento ad “alberello basso” è stato inserito fra i beni immateriali dell’umanità dall’Unesco nel 2014.

Da qualche anno a questa parte in Calabria lo zibibbo sta tornando ad antichi splendori; il primo a investire ripristinando questa coltivazione ormai quasi abbandonata è stato un giovane, Giovanni Celeste Benvenuto, che a Francavilla Angitola, a pochi chilometri da Pizzo (VV), ha ridato vita alle vigne ereditate dal nonno.

Reimpiantandolo, dal 2013 lo vinifica in purezza in versione secca e passita e grazie al suo impegno e a quello di altri viticoltori oggi lo zibibbo di Pizzo è diventato Presidio Slow Food (LEGGI ANCHE IL POST SULLO ZIBIBBO DI PIZZO).

Dal 2016 anche nel catanzarese una nuova realtà vitivinicola ha puntato sullo zibibbo: quattro ettari vitati situati nel comune di San Floro (Cz) regalano Zibbì, la prima delle etichette dell’azienda Mazzarò di Rocco Mazza.

Zibbì, lo zibibbo secco in purezza dell’azienda Mazzarò

Presente in queste vigne già negli anni ’80, lo zibibbo coniuga una tradizione di famiglia ad un legame affettivo con l’isola di Pantelleria; con 4500 piante per ettaro coltivate a controspalliera, le uve vengono raccolte tra la seconda e la terza decade di agosto, sostando una notte in cella refrigerata.

Zibbì zibibbo MAzzarò
Zibbì dell’azienda Mazzarò

La macerazione è a freddo e la fermentazione avviene con lieviti indigeni a bassa temperatura. Zibbì affina in acciaio per 6 mesi e altri 2 mesi in bottiglia; la criomacerazione dello zibibbo permette di mantenere tutti i profumi fragranti presenti in quest’uva.

Zibbì è giallo paglierino dorato, dai sentori floreali di ginestra e zagara ed erbacei di macchia mediterranea, fruttati di pesca, melone, mango e frutto della passione, minerali; in bocca è abbastanza fresco e sapido e nonostante i suoi gradi e la sua aromaticità è un vino piacevole e di facile beva come aperitivo o da accompagnare a pesce e crostacei, a primi, formaggi freschi e anche al sushi.

Zibbì zibibbo in purezza
Zibbì, la prima etichetta dell’azienda catanzarese Mazzarò presentata presso l’Agriturismo Basilea di Catanzaro

L’azienda Mazzarò uscirà presto con altri due bianchi, un rosso e un rosato; oltre a zibibbo coltiva mantonico, pecorello, magliocco, aglianico e greco nero per un totale di 20 ettari.

Vista sui vigneti dell’azienda Mazzarò

 

Bibliografia

Guida ai vitigni d’Italia. Storia e caratteristiche di 600 varietà autoctone, Slow Food Editore

 

[1] Come il moscatel de Malaga, il moscatel de Jerez (entrambi diffusi nel sud della Spagna), il muscat gordo blanco e il salamanna. E’ un’uva conosciuta anche in Francia, dove viene chiamata muscat d’Alexandrie o muscat romain e in altri paesi del nuovo mondo fra cui l’Australia, il Cile e il Perù dove viene usata per la produzione del distillato Pisco.

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