La guarnaccia bianca del Pollino

Conosciamo un po’ la guarnaccia bianca, un’uva che nell’areale del Pollino calabrese trova la sua maggiore diffusione: protagonista assieme a malvasia, addoraca e moscatello dell’antico Moscato di Saracena, oggi viene vinificata in purezza da alcune giovani cantine esprimendo così tutte le sue caratteristiche

Nel ventaglio dei suoi vitigni autoctoni la Calabria del vino ci regala sempre belle sorprese. Una fra queste è rappresentata da un’uva bianca che da secoli trova una buona diffusione nel territorio compreso tra i comuni di Verbicaro, Altomonte e Saracena (Cosenza), nella parte più a sud del Parco Nazionale del Pollino: la guarnaccia bianca.

Assieme a malvasia, addoraca e moscatello, la guarnaccia bianca è utilizzata per la produzione del Moscato al governo di Saracena, particolarissimo ed unico vino da dessert che oggi è Presidio Slow Food. Il nome fa pensare ad una provenienza spagnola (al pari della garnacha a bacca rossa conosciuta in Italia con molti nomi, il più noto dei quali è cannonau).

Il guarnaccia bianco è diffuso anche in Campania (principalmente sull’isola di Ischia e nella provincia di Napoli) e nel Lazio; non si hanno notizie storiche certe sulla sua provenienza ma si pensa che l’origine sia ellenica, giunto anch’esso durante l’epoca della colonizzazione greca; pare inoltre che questa particolare varietà a bacca bianca coltivata in Calabria provenga dalla vicina Sicilia, dove attualmente sembra assolutamente scomparsa.

Non sembra che sia conosciuta con altri sinonimi, almeno nella zona di coltivazione; nel 1877 l’ampelografo Giuseppe Di Rovasenda elenca sia una guarnaccia bianca che una guarnaccia nera[1]: sostiene che la prima sia siciliana e la ritiene, infondatamente, uguale alla vernaccia di Sardegna.

Il guarnaccia bianca è un vitigno di buona vigoria a maturazione media (nella terza decade di settembre); in vigna si presenta con un bel grappolo di media grandezza, allungato, conico, semplice o con un’ala, mediamente compatto; ha un acino medio, da sferoidale ad ellissoidale corto, con ombelico visibile, una buccia di colore che varia dal verde-biancastro al giallo-ambrato, molto pruinosa; la sua polpa è succosa, con un sapore gradevole simile al moscato[2].

La guarnaccia bianca (Credits: Cantina Maradei)

La guarnaccia bianca è prevista nei disciplinari calabresi della DOP Terre di Cosenza Pollino e Verbicaro ma è presente anche in quelli degli IGT Calabria, Palizzi, Locride, Arghillà, Pellaro, Scilla, Costa Viola (nella provincia di Reggio Calabria) e anche Valdamato (nella provincia di Catanzaro), Lipuda e Val di Neto (nella provincia di Crotone).

In assemblaggio ad altre uve, come dicevamo, la guarnaccia bianca è protagonista del raro e speciale Moscato di Saracena; la sua vinificazione in purezza è però altrettanto interessante: un bel giallo paglierino carico dagli elegantissimi profumi floreali, fruttati, erbacei e minerali, intenso e corposo, di buona freschezza ed acidità.

Il Moscato di Saracena
G-Guarnaccia L'Acino Vini
G – Guarnaccia,  L’Acino Vini

Espressioni enologiche di quest’uva sono rappresentate da alcune etichette che nascono nell’areale calabrese di maggiore elezione della guarnaccia bianca, quella che ricalca le falde del Pollino. C’è ad esempio G – Guarnaccia de L’acino Vini, giovane cantina produttrice di vini naturali sita a San Marco Argentano (Cs): un bianco macerato non filtrato con quel tocco un po’ rustico tipico degli orange wines che trattiene in sé tutta la corposità e la bontà dei suoi profumi.

A Saracena (Cs) un’altra nuovissima realtà vitivinicola è quella della Cantina Maradei. In regime biodinamico alleva vitigni autoctoni tra cui appunto la guarnaccia bianca: una parte di quest’uva contribuisce alla creazione del Moscato, un’altra viene vinificata in purezza dando vita al Dramis Bianco, un vino raffinato e profumatissimo.

Da vigneti centenari coltivati nel territorio di Firmo (Cs) a circa 350 metri s.l.m., il mosto fiore della guarnaccia bianca fermenta spontaneamente in vasche di acciaio inox: ne nasce un vino dorato, dal gusto morbido ma fresco con sentori spiccatamente floreali come i fiori d’acacia, la camomilla e le erbe di campo, eleganti e particolari e, soprattutto, in tiratura molto limitata.

 

 

Dramis Bianco Maradei Guarnaccia
Dramis Bianco, Maradei (Credits: Cantina Maradei)

 

Bibliografia e sitografia

Guida ai vitigni d’Italia. Storia e caratteristiche di 600 varietà autoctone, Slow Food Editore, pagg. 533-534

Schneider et al. (2008) Schede ampelografiche in Il Gaglioppo e i suoi fratelli. I vitigni autoctoni calabresi, Ed. Tecniche nuove

A. Mazzei ed A. Zappalà da Guarnaccia, in Principali vitigni da vino coltivati in Italia – Volume III, Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, 1964

catalogoviti.politicheagricole.it

 

www.acinovini.it

 

Cantina Maradei

Piazza Castello, 47 – Saracena (Cs)

Tel./Fax. 0981.34862

Cell. 3342631088

Email: moscato.maradei@libero.it

 

[1] Vitigno a bacca nera il guarnaccia nero è diffuso negli stessi territori della guarnaccia bianca e si pensa che abbia la stessa provenienza; anche i terreni di coltivazione sono simili. Il grappolo è di medie dimensioni, conico, compatto, spesso alato, l’acino è medio, sferico, con buccia spessa, mediamente pruinosa, di colore nero. Il guarnaccia nero è un vitigno a bacca rossa di cui non si ha nessuna notizia certa, con un nome che fornisce più confusione che certezze, visto che porta a pensare ad un sottotipo della grenache francese. Nessun test del DNA ha confermato questa ipotesi, anche se molti studiosi di ampelografia la ritengono valida, mentre altri preferiscono ipotizzare una origine autoctona, anche se non identificata con nessun territorio. Nessun documento storico riesce a chiarire la provenienza della guarnaccia, e si può anche ritenere che come molti vitigni specie nel meridione d’Italia possa essere una delle tante uve importate dalla Grecia al tempo della colonizzazione ellenica nel VII secolo avanti Cristo. Questa ipotesi viene supportata dalla diffusione del vitigno, concentrata soprattutto sul litorale Campano, nell’isola d’Ischia e a macchia di leopardo in Calabria. Ad Ischia è molto popolare e lo si trova nei vini rossi dell’isola con il piedirosso.
[2] Il vitigno è stato descritto utilizzando un clone di guarnaccia nel vigneto del signor Gabriele Gallo, sito a Saracena (provincia di Cosenza), contrada S. Nicola Cocozzello. I caratteri rilevati nel suddetto vigneto sono stati successivamente confrontati con quelli della guarnaccia coltivata nella zona di Castrovillari (provincia di Cosenza) e con i cloni della collezione ampelografica dell’Istituto tecnico agrario statale di Catania. (da catalogoviti.politicheagricole.it)

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