I vini del Libano: dalla Valle della Beqāʿ la cantina Chateau Musar

Nella Valle della Bekaa la ancestrale vocazione vitivinicola oggi si esprime al massimo delle sue potenzialità attraverso vitigni internazionali: la cantina Chateau Musar e i vini del Libano

Problemi politici a parte, il Medio Oriente è  una realtà affascinante, dove storia e cultura sono incastonate in quei paesaggi suggestivi, in quelle tradizioni radicate, in quei profumi e in quei colori che lo rendono senza dubbio un posto magico: del resto, anche il Libano, antichissima terra fenicia, offre tanta bellezza, dai resti di mitiche città come Tiro o Sidone, alle montagne e alle pianure, fino alle distese di vigneti che regalano vini, ad oggi, molto apprezzati nel panorama enologico.

Il Libano, la “terra del latte e del miele”, rientra in quella Mezzaluna fertile, la “culla del vino” in cui è nata la domesticazione della vitis vinifera più di 7000 anni fa, e che da qui si è poi diffusa; fu all’inizio del I millennio a.C. che gli Egiziani iniziarono a bere vini libanesi, quando i Fenici andando al potere, commercializzarono i vini del Libano in tutto il Mediterraneo, e non solo in Egitto ma anche in nord Africa, Arabia, Africa orientale, India e Spagna.

Fulcro della produzione del vino in Libano è la Valle della Beqāʿ (o Bekaa): è una zona fertile delimitata dalle catene montuose del Libano, a ovest, e dell’Antilibano, a est, con un clima tipicamente mediterraneo, con inverni umidi e non freddi ed estati piuttosto secche e calde. Le precipitazioni piovose sono limitate grazie alle montagne che creano una barriera naturale per le nubi provenienti dal mare e due fiumi solcano la vallata, l’Oronte che scorre verso la Siria, ed il Litani, che invece scorre in direzione sud per poi gettarsi, ad ovest, nel Mediterraneo.

La fertile Valle della Bekaa (Fonte: grapecollective.com)

Qui sorge inoltre il più importante sito storico e archeologico del Libano, quello di Baalbek (meglio conosciuta col nome greco di Heliopolis, la “Città del sole”), dove i Romani eressero magnifici templi dedicati a divinità come Giove-Baal, Venere, ma soprattutto (e non a caso), proprio a Bacco, il dio del vino; quest’ultimo, realizzato durante il regno di Antonino Pio, rappresenta per gli studiosi il tempio romano, di queste dimensioni, meglio conservato al mondo.

Il tempio di Bacco a Baalbek, II secolo d. C. (Fonte: it.wikipedia.org)

In epoca moderna, a rilanciare la cultura vitivinicola libanese ci ha pensato la cantina Chateau Musar, che si trova a Ghazir, a circa 30 km ad est della capitale Beirut. Nel lontano 1930, Gaston Hochar di ritorno da un viaggio nella regione del Bordeaux, decise di voler produrre vini importanti quanto quelli francesi, avendo capito che il clima e i suoi  terreni (calcareo-argillosi e ghiaiosi) glielo avrebbero permesso. Un genio dell’epoca che a soli 20 anni diede vita a quella che sarebbe stata la rinascita, in chiave internazionale, dei vini del Libano, che è proseguita successivamente con suoi i figli[1].

Mantenendo inalterati i rapporti con Bordeaux, instaurati ai suoi tempi da Gaston, Chateau Musar produce ancora oggi vini raffinatissimi che gareggiano per “nobiltà” con quelli francesi. Le uve coltivate sono soprattutto il Cabernet Sauvignon, il Cinsault e il Carignan per i vini rossi, ma anche autoctone come il Merwah e l’Obaideh (antenati del Sémillon e dello Chasselas), per quelli bianchi.

Sono 180 gli ettari vitati della famiglia Hochar: la filosofia aziendale sostiene il rispetto dell’ambiente e tutti i vini sono prodotti in modo naturale con la minima interferenza da parte dell’uomo. Serge Hochar dice a proposito: “Quando sei un vignaiolo hai la fortuna di lavorare con qualcosa che è vivo e che non dovresti mai uccidere”; infatti Chateau Musar è stata la prima cantina del Libano a conseguire nel 2006 la certificazione biologica per i suoi vigneti, situati a 1000 metri sul livello del mare, in una zona che gode del sole e delle fresche brezze di montagna.

Tutte le uve vengono vendemmiate a mano dai beduini locali tra agosto e ottobre, e nella vinificazione non vengono utilizzati altri lieviti se non quelli indigeni; per la creazione dello Chateau Musar rosso la fermentazione del Cabernet, del Carignan e del Cinsault avviene separatamente in vasche di cemento per 6 mesi. I vini sostano per altri 12 mesi in barrique di rovere francese per poi essere assemblati e quindi imbottigliati (senza filtrazione) alla fine del terzo anno successivo alla vendemmia, poi affinati per ulteriori 4 anni prima della commercializzazione. “Se darete ai miei vini più tempo, loro vi daranno più gioia”, così sostiene Serge Hochar.

Dunque i vini del Libano della famiglia Hochar rappresentano un connubio tra antico e moderno, un incontro tra Oriente ed Occidente; l’obiettivo è quello di creare un prodotto identitario di personalità ed eleganza sia per i bianchi che per i rossi; di questi ultimi è possibile apprezzare tutte le caratteristiche organolettiche attraverso il loro invecchiamento lento e graduale; ho avuto il piacere di degustare lo Chateau Musar Rosso 2006: un rubino profondo, dai sentori di confettura di ciliegia, mirtilli e ribes nero, spezie, ed un tocco di liquirizia; in bocca un’esplosione di frutta, tannini morbidi e fini ed una eccellente acidità.

Chateau Musar Red 2006

Le altre etichette sono Chateau Musar Red, White e Rosè, Hochar Père et Fils Red, Musar Jeune Red, White e Rosé e infine l’Arack de Musar, uno spirito purissimo aromatizzato all’anice, distillato ben quattro volte. Questa cantina ha aderito inoltre al movimento Triple “A”, in cui i vignaioli si definiscono Agricoltori, Artigiani e Artisti: coltivando la vigna come un orto, sono gli ultimi superstiti che producono vini degni di essere un mito come è sempre stato nella storia dell’uomo.

 

 

Bibliografia e sitografia

Alfredo Antonaros, La grande storia del vino. Tra mito e realtà l’evoluzione della bevanda più antica del mondo, Ed. Pendragon, 2006

chateaumusar.com

www.triplea.it

 

 

[1] Gaston Hochar creò la sua cantina all’interno di un bellissimo castello del XVIII secolo, chiamato M’zar (fortezza) di proprietà della sua famiglia posto a nord di Beirut, adattando quindi il nome arabo a quello odierno di Musar.

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