La Fogarina: dalla Bassa Reggiana con furore

La rivalutazione e rivalorizzazione dell’uva Fogarina: dal ritornello del celebre motivetto degli anni ’40 ai vini dell’Azienda Agricola Alberici e della Cantina sociale di Gualtieri

Un buon vino deve avere anche carattere. E di sicuro è ciò che non manca al Fogarina, che nasce dall’omonimo vitigno e il cui nome, secondo alcuni, deriverebbe proprio dalla sua capacità “di dare vigore, fuoco, alle altre uve più scadenti, le quali da sole darebbero vini fiacchi e poco serbevoli[1].

Ci troviamo nella Bassa Reggiana, zona vocata da sempre alla coltivazione della vitis labrusca, quella vite selvatica che sarebbe stata poi la progenitrice dei più famosi Lambruschi e di cui se ne hanno tracce fin dall’età del Bronzo.

Il vitigno Fogarina, invece, era importante per la viticoltura emiliana nella prima metà del Novecento; è chiamata anche Fogarina di Gualtieri, dal comune che costituì il suo principale centro di diffusione, e circa le sue origini ancora incerte, diverse sono le ipotesi fatte: molti sostengono che sia stata scoperta casualmente da un certo Carlo Simonazzi, in una giornata di novembre del 1820, mentre andava a pescare nell’area golenale del Crostolo, attratto da una vite molto rigogliosa e piena di grappoli ancora straordinariamente sani vista la stagione avanzata[2]. Altri[3], asseriscono che sarebbe stata rinvenuta in un bosco chiamato Fogarin (da cui il nome) nei dintorni di Guastalla, probabilmente trasportata lì da un’alluvione del Po.

Giovanni Manzoni[4] parlando della Fogarina o Fugarina scrive che per le sue caratteristiche poteva essere il pronipote del Focarino, molto bevuto durante il Medioevo: si trattava di un vino acidulo di colore rosso nerastro che, in inverno, veniva mescolato con miele, venduto caldo nelle bettole romagnole già agli inizi del 1500.

Non sappiamo se si trattasse realmente dello stesso vitigno, ma se fosse così la Fogarina sarebbe stata presente in Emilia-Romagna già in tempi molto antichi. In un articolo apparso su “L’Italia Agricola” del 1927, il Toni sostiene che la varietà più coltivata in provincia di Reggio Emilia, dopo l’Ancellotta, è proprio la Fogarina[5]. L’area che oggi vede la sua maggiore coltivazione è quella storica del Reggiano, in particolare il comprensorio dei comuni di Guastalla e Gualtieri.

Rare presenze si registrano anche nel Modenese, nel Mantovano e nella bassa provincia di Verona. Il grappolo di Fogarina ha media grandezza e forma piramidale, è spargolo e dotato di un’ala. Esistono cloni a raspo rosso e cloni a raspo verde. Gli acini sono medi, subrotondi e di colore blu-nero, con una buccia spessa e coriacea. Si raccoglie molto tardi, di solito nel mese di novembre. Oggi è riconosciuta formalmente come varietà autoctona e iscritta nell’Albo dei Vitigni.

Grappolo di uva Fogarina – Foto di Arianna Alberici, Azienda Agricola Alberici, Boretto (RE)

La tradizione della Fogarina, abbandonata circa sessant’anni fa, continua oggi grazie al ripristino della sua coltivazione e viene riproposta da alcune aziende del territorio: Amilcare Alberici, nel 2002, ne ha fatto un lambrusco che poi, nel 2003, il grande Luigi Veronelli definì “Un vino da 4 bicchieri in riva al Po”; la Cantina sociale di Gualtieri, invece, la vinifica in rosato col metodo charmat, facendone anche una interessantissima versione passita.

L’Azienda Agricola e Vitivinicola Alberici è una realtà a conduzione familiare che gestisce i suoi 10 ettari di terreno quasi interamente ricoperti a vigneto e produce lambruschi a fermentazione naturale, seguendo gli antichi metodi di vinificazione. I figli di Amilcare, Arianna e Alessio, portano avanti assieme al padre questo profondo legame col territorio e ne condividono la passione per la terra. Il loro Fogarina è un vino che esprime appieno questo senso di “casa”: un rosso rubino intenso con riflessi porpora, dal profumo di frutti rossi ed erba; al gusto poi, quella vivace acidità (che contraddistingue questo vitigno), assieme alla tannicità e alla frizzantezza, ne esalta maggiormente la sua elegante rusticità. E’ un vino giovane ma pronto che, grazie ai toni decisi, si sposa perfettamente alla succulenta cucina reggiana.

Le etichette dell’Azienda Agricola e Vitivinicola Alberici
Il Lambrusco dell’Emilia Rosso “La Fogarina”

La Cantina Sociale di Gualtieri nasce nel 1958 grazie dalla volontà di ventuno agricoltori di cooperare sul proprio territorio. Da allora i soci sono diventati 220 e la cantina un moderno e tecnologico complesso industriale, che segue il processo di vinificazione dalla pigiatura delle uve fino all’imbottigliamento, preservando nel miglior modo possibile, la qualità del prodotto e rispettandone la tradizione. Essendo situata tra Reggio Emilia e Mantova, produce vini di entrambe le province; tra le varie etichette della cantina, che si alternano soprattutto fra Lambruschi reggiani e mantovani, spicca la Fogarina di Gualtieri: un bel rosé frizzante demi-sec luminoso e trasparente, ottenuto con rifermentazione in autoclave, dai delicati profumi floreali e di piccoli frutti rossi come il lampone e le fragoline di bosco; in bocca il nerbo acido del vitigno ne caratterizza il gusto fresco e deciso. Ideale come aperitivo, si sposa bene anche con piatti a base di pesce.

Alcune etichette della Cantina Sociale di Gualtieri: Ligabue e Ferrante
Fogarina di Gualtieri rosè e Fogarina di Gualtieri passito

Accanto a questo bel vino, una Fogarina dolce. Dopo mesi di appassimento in locali controllati, le uve pressate regalano un nettare dal colore rosso granato, dall’intenso profumo di viole appassite, di ciliegie e fragole sciroppate, leggermente speziato ed etereo, dal gusto pieno e corposo, che si abbina perfettamente a pasticceria secca, cioccolato o da gustare semplicemente da solo.

 

Bibliografia e sitografia

Guida ai vitigni d’Italia. Storia e caratteristiche di 600 varietà autoctone, Slow Food Editore, pag. 474

www.albericivini.it
www.cantinasocialegualtieri.it

 

[1] A., Simoni T., Fontana G.F., La Romagna dei vini. Ed. Alfa, Bologna, 1967

[2] Bellini, 1924

[3] Da uno scritto del Mossini di Guastalla (1905)

[4] Manzoni G., La vite, l’uva e il vino dei nostri vecchi. Imola, Grafiche Galeati”, 1977

[5] “… vitigno di grande produzione che dà un vino ricco di acidità fissa e volatile, usato da taglio per dare vivezza di colore e serbevolezza. Nei comuni di Gualtieri, Boretto, Brescello, questo vitigno raggiunge l’80 per cento, ed è, come l’Ancellotta, sparso un po’ in tutta la provincia e nelle province limitrofe”.

2 thoughts on “La Fogarina: dalla Bassa Reggiana con furore

  1. Ciao, scrivo dal Canada e sto facendo una ricerca sui vari vini prodotti in provincia di Reggio Emilia. Devo presentare un menu da 9 portate con abbinamento con vini ed ho deciso, essendo Reggio Emilia dove son nato e cresciuto, di fare un menu esclusivamente con piatti e vini Reggiani. Quindi cose che qui dove vivo non conoscono e non hanno la possibilitá di provare.
    Ti faccio i complimenti per questo articolo perché mi ha fatto scoprire questo vitigno veramente poco conosciuto, la Fogarina. Quello che mi interessa é soprattutto la storia, le origini, ed é importante che ci sia qualcuno che ci ricordi che il primo abbinamento da fare quando si tratta di cibo é con la cultura, prima di qualunque altra cosa.

    1. Ciao Marco,
      sono molto contenta che il post ti sia piaciuto! Sono d’accordissimo con te sul fatto che il primo abbinamento che si deve fare, quando si parla di vino e cibo, é con la cultura. Se ti fa piacere leggi anche il post sull’aceto balsamico tradizionale e sull’acetaia comunale di Novellara. Fammi sapere come viene il tuo menu, che sicuramente sarà favoloso! Un caro saluto,
      Giulia

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