Quando il vino è donna

Quando il vino è donna: il contributo tutto femminile alla viticoltura calabrese di Lidia Matera e le sue Tenute Terre Nobili

Che le donne siano buone consumatrici e ottime degustatrici di vino è ormai constatato, ma deve essere sottolineato che lo sappiano anche fare: Lidia Matera e la sua Tenuta Terre Nobili, con la sua solarità, eleganza e cultura ci dimostra come si possa essere imprenditrici di successo in Calabria, in un mestiere prettamente “da uomini”, coltivando uve autoctone in perfetta sintonia con i luoghi, la storia e la natura.

“Amo pensare che coloro i quali proveranno i miei prodotti e parteciperanno alle degustazioni ed alle visite aziendali, assorbiranno la piacevolezza di questo luogo, ove il senso del territorio, si rende palpabile in percezione di ricchi e polposi tesori”. (Lidia Matera)

Il legame che intercorre tra un viticoltore e la sua terra è di sicuro il primo passo verso la creazione di un prodotto di qualità. Cura e dedizione caratterizzano l’azienda vinicola Tenuta Terre Nobili che si trova a Montalto Uffugo, centro dell’area urbana cosentina. Conosciamo la sua proprietaria, Lidia Matera.

Da agronoma si occupa a partire dagli anni ’90 dell’azienda di famiglia, a cui il padre Ennio, ingegnere, era profondamente affezionato. Fu proprio lui a recuperare gli antichi vitigni autoctoni della zona, ridando valore a queste “terre nobili” che negli anni passati produceva proprio vini di qualità e prestigio per la nobiltà locale. Attraverso valutazioni sistematiche circa le zone, le tipologie di terreno e i sistemi di allevamento sono stati impiantati i vigneti, per garantirne la piena riuscita produttiva da un punto di vista qualitativo.

Località Cariglialto, Tenute Terre Nobili a Montalto Uffugo (Cosenza) – Fonte: www.tenutaterrenobili.it

Ovviamente, anche il territorio di Montalto Uffugo, come tutti i paesi calabresi, ha una storia ben lontana e ricca di cultura. Sorge su un colle che domina la vallata sottostante del Crati, a pochi chilometri dall’antica capitale bruzia di Cosenza. Si pensa sia stato fondato dagli Ausoni, nome con cui i Greci identificavano quei popoli che abitavano la penisola italica stabilitisi nelle zone del centro e del sud, e che divenne poi il municipio romano Uffugium, come Tito Livio riporta nelle sue Storie.

Fu distrutto prima dai Visigoti di Alarico nel 410 d.C. e poi ricostruito nello stesso luogo con la denominazione di Mons Altis, diventando un importante presidio militare normanno. Nel IX secolo le persistenti e crudeli scorrerie dei Saraceni in Calabria, favorite dalla dominazione bizantina, ne portarono alla totale distruzione. Di tanta storia Montalto porta molte testimonianze artistiche oltre che culturali, tanto da avere addirittura ispirato Ruggero Leoncavallo nella stesura della sua opera lirica “Pagliacci” durante un suo soggiorno qui.

I prodotti di questa terra racchiudono in sé tutta la forza e il fascino di questi luoghi. Anche la zona in cui sorgono i vigneti di Lidia Matera è caratterizzata da una leggenda che narra di un nobile guerriero di nome Cariglio il quale, dopo essere sopravvissuto ad una battaglia, trovando riparo ai piedi di una grande quercia sulla cima di una collina, al suo risveglio fu ammaliato dalla bellezza e dalla ricchezza degli uliveti e dei vigneti che vide tutto intorno, e decise quindi di stabilirsi lì e coltivare queste terre, nella località che chiamò, appunto, Cariglialto.

I suoi vini

Lidia Matera produce sei etichette in regime di biologico ed ognuna ha un nome che evoca un personaggio. Le uve, scelte e selezionate, vengono coltivate con passione e con la consapevolezza di possedere dei veri e propri “tesori” che racchiudono in sé tutta la tradizione e la tipicità del luogo in cui sorgono.

 Cariglio

Un vino rosso rubino a base di magliocco dolce e magliocco canino, che esprime benissimo le caratteristiche di questo possente vitigno calabrese. Profumi tipici di more, amarene, frutti di bosco, viole e rose appassite con sfumature speziate di cacao, liquirizia e bacche di ginepro, supportati in bocca da un tannino piacevole e una buona persistenza.

Alarico

E’ un blend di nerello mascalese e nerello cappuccio che affina profumi e gusto in barrique: di un rosso granato intenso, profuma di confettura di more, lamponi, ciliegie con eleganti sentori di tostatura, chiodi di garofano e note balsamiche. Il suo tannino è rotondo, morbido, delicatamente piacevole in bocca.

Teodora

Ancora nerello cappuccio e mascalese sono i protagonisti del vino di punta dell’azienda che riposa in barrique per 24 mesi. Di un rubino profondo ha un bouquet fino, complesso ed intenso di piccoli frutti rossi, lamponi, more, ribes nero e di fiori di iris, scie balsamiche di eucalipto e spezie che proseguono anche al gusto, avvolgente, dai tannini caratterizzati sempre da questa impronta decisa ma raffinata.

Ipazia

Un altro grande rosso a base di nerello mascalese e cappuccio che a differenza dell’Alarico e del Teodora non sosta in legno. Ma nonostante ciò, profumi e sapori sono fini ed eleganti, con i suoi sentori floreali di viole appassite e iris, fruttati di visciole e prugne, speziati di chiodi di garofano e cannella. Al palato è morbido, setoso e caldo, di un finale lungo e persistente.

Donn’Eleonò

Dopo i quattro rossi anche un rosato da magliocco dolce e nerello, in cui il vigore di queste uve si insinua in questo vino. Fresco con una bella acidità e mineralità, sapido e morbido, dal colore cerasuolo vivo, dagli intensi profumi di frutta rossa e leggeri di pepe. E’ prodotto dal salasso dei mosti rossi dell’Alarico, cioè dalla sottrazione di circa il 20% di una parte del prodotto che si aggiunge a quella restante del vino.

Santa Chiara

Ultimo ma non da meno rispetto agli altri è il bianco dell’azienda. A base di greco bianco, stupisce la sua mineralità spiccata e la sua struttura non solo alcolica. E’ di un giallo paglierino luminoso, fruttato, floreale ed erbaceo, sa di pesca, albicocca, agrumi, fiori di zagara che si fondono in un gusto pieno e sapido.

Ipazia, Cariglio, Donn’Eleonò, Santa Chiara

La signora del vino calabrese

Per Lidia Matera non è stato facile imporsi nel settore vitivinicolo, sia perché questo è ancora dominato dagli uomini, sia perché i pregiudizi verso le donne nei mestieri cosiddetti “maschili” sono ancora radicati, soprattutto nel sud. Eppure in Italia, oggi, circa il 30% delle aziende che producono vino è guidato da donne e di questo il 70% raggiunge alti livelli qualitativi. E Lidia è sicuramente una di queste produttrici. I suoi vini la rendono orgogliosa perché piacciono e ricevono molti riconoscimenti.

Basti pensare a quelli ottenuti al Decanter World Wine Awards di Londra che è uno fra i più importanti concorsi vinicoli al mondo, o al Merano Wine Festival, ai Vini Buoni D’Italia o al Sense of Wine di Roma. La sua è una piccola cantina che produce poche bottiglie all’anno, lei stessa segue la nascita dei suoi prodotti dall’inizio alla fine: va in vigna, assaggia e riassaggia le uve per sceglierne il loro giusto grado di maturazione, utilizza le moderne tecniche vinicole apprese durante i suoi studi e pratica una vendemmia notturna, come si fa in Sicilia, che permette di mantenere meglio gli aromi dell’uva, evitandone la possibile fermentazione prima della pressatura, grazie alla temperatura più bassa nel momento del raccolto e del trasporto.

Un altro suo obiettivo è lo sviluppo dell’enoturismo, che coniuga l’accoglienza e l’ospitalità con le visite e le degustazioni in cantina. Nei suoi 36 ettari di terreno, divisi tra vigneti e uliveti, boschi ed alberi da frutto, produce anche un olio extravergine d’oliva, sempre seguendo la sua ferrea filosofia aziendale che adotta principi e metodi naturali per l’ottenimento di prodotti biologici nel totale rispetto e tutela dell’ambiente, garantendone non solo l’alta qualità ma anche la sostenibilità per il futuro, con un ottimo rapporto qualità-prezzo per i suoi consumatori.

 

Sitografia

www.tenutaterrenobili.it

 

 

Fonte: Patto in cucina – Prodotti Agroalimentari Tradizionali Tipici Originali per la salute

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