Il Tartufo di Pizzo, più che un semplice gelato

L’inimitabile delizia calabrese dal cuore di cioccolato fondente: il Tartufo di Pizzo IGP

Le migliori storie gastronomiche nascono dalla passione e da una fortunata casualità. Si inizia a parlare di tartufo gelato negli anni ’50, quando a Pizzo, bellissimo borgo affacciato sul mar Tirreno in provincia di Vibo Valentia, il genio artigiano Giuseppe De Maria, di origini siciliane e noto come “Don Pippo”, durante un importante ricevimento di nozze, si accorse di non avere più forme per confezionare il gelato da servire agli invitati. Per ovviare al problema, decise di sovrapporre nell’incavo della mano, una porzione di gelato alla nocciola ad uno strato di gelato al cioccolato, e inserendo all’interno del cioccolato fuso.

Avvolto il tutto in un foglio di carta alimentare da zucchero, lo mise a raffreddare. Nasceva così il Tartufo di Pizzo, diventato negli anni una vera e propria istituzione gastronomica calabrese. Nel 1965 l’esercizio di Don Pippo passa a Giorgio Di Iorgi, il quale avendo appreso dal suo predecessore l’arte di produzione del gelato, ne ha tramandato la ricetta originale, gelosamente custodita ancora oggi. Nel tempo sono nate tante altre varianti, una più golosa dell’altra, per soddisfare tutti i palati: dal pistacchio al cioccolato bianco, dal bergamotto alla fragola. Dunque, ce n’è davvero per tutti i gusti.

La versione integrale del racconto ha come protagonista anche un altro personaggio, un maestro pasticcere messinese, tale Dante Veronelli che, nei primi anni Quaranta del secolo scorso, rilevò il Gran Bar Excelsior dal napitino Jannarelli (che in seguito cambierà nome in “Gelateria Dante”, in suo onore), che si trova ancora oggi nella centralissima Piazza della Repubblica, a Pizzo. Egli si avvalse, per la conduzione dell’attività, proprio della collaborazione dell’allora giovane Don Pippo, il quale, alla morte di Veronelli poi, rimase unico gestore dello storico locale (www.gelateriaartigianaledante.com).

Molti (soprattutto industrie dolciarie) cercano invano di imitare la bontà e l’originalità del Tartufo di Pizzo che rimane però una specialità tutta locale, associata a questa bellissima cittadina calabrese. È un gelato monoporzione in carta, dalla forma semisferica con al centro un cuore di cacao fondente che ha la caratteristica di sciogliersi prima del gelato (creando così un contrasto tra dolce ed amaro assolutamente irresistibile), modellato a mano e ricoperto da un spolverata di cacao amaro in polvere.

Conosciuto sia in Italia che in Europa, il nome deriva dalla somiglianza con il costosissimo fungo, anche se il primo tartufo al cioccolato nacque molto prima, a fine Ottocento, ad opera dell’italiana Nadia Maria Petruccelli, una cioccolatiera che lavorava nella pasticceria Dufour a Chambery, in Francia, la quale ideò questo cioccolatino facendone la sua fortuna nel mondo, il truffe au chocolat.

La semplicità mescolata all’arte ripaga sempre. Il gelato del Tartufo di Pizzo si prepara con ingredienti freschi e genuini: latte intero, zucchero, tuorli di uova, nocciole e cacao, escludendo l’uso di grassi vegetali, alimenti in polvere, conservanti e coloranti; ciò gli ha permesso di ottenere dal MIPAAF il riconoscimento di prodotto IGP (Indicazione Geografica Protetta).

Lo si trova spesso come dessert nei menù dei ristoranti più rinomati, ma assaporarlo nella piazza del paese, dove le varie gelaterie fanno a gara per proporre quello migliore, ha sicuramente tutto un altro sapore. Quindi, ai più golosi che ancora non lo hanno provato, non resta altro che fare un salto in Calabria, per godersi il mare, l’ospitalità e la bontà della gastronomia calabrese.

Tartufo di Pizzo classico e al pistacchio

 

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