La vite rinasce col “pianto”

Il pianto della vite: a primavera le “lacrime” della pianta annunciano il suo ritorno alla vita

La vita dell’uomo inizia con un pianto: l’urlo e le lacrime di un neonato sono il simbolo del miracolo della nascita. Anche la vite (ed altre specie arboree, come ad esempio l’acero) “piange” quando arriva primavera, che è il momento della ripresa della sua vegetazione e quindi della produzione dei sui succosi frutti. Il fenomeno delle lacrime della vite è suggestivo, come tanti altri spettacoli naturali, soprattutto durante questo periodo dell’anno. Ma a cosa è dovuto?

Nelle viti in produzione, il ciclo annuale si manifesta in due sottocicli, quello vegetativo e quello produttivo. Nel primo si ha l’accrescimento vegetativo tra marzo ed aprile detto germogliamento, fino ad agosto; poi da agosto a novembre vi è l’agostamento o lignificazione dei germogli; e infine da dicembre ad aprile dell’anno successivo, la pianta va a riposo.

La fase del germogliamento è preceduta da questo tipico “pianto”, ossia dall’emissione di liquido dai vasi xilematici, laddove sono presenti i tagli di potatura: ciò è dovuto da una parte alla riattivazione del metabolismo degli zuccheri (trasformazione di amido in zuccheri semplici) e della respirazione cellulare, e dall’altra all’elevato livello di assorbimento che caratterizza le radici, che tocca il suo apice proprio in questa fase.

L’apparato radicale infatti, riprende la sua attività diverse settimane prima della comparsa della vegetazione, iniziando a “pompare” acqua e sostanze nutritive verso le gemme che si preparano a schiudersi, e da ciò, con la pressione che si crea dal basso verso l’alto, la linfa fuoriesce, stillando queste gocce di luce.

Il sottociclo produttivo, che si verifica parallelamente a quello vegetativo, si suddivide in diverse fasi: dallo sviluppo dei germogli uviferi nati da gemme ibernanti alla fioritura e allegagione, dall’accrescimento degli acini alla loro maturazione. Nei mesi di marzo-aprile, con l’arrivo del sole e delle belle giornate, le gemme dormienti durante il periodo invernale, iniziano a germogliare; la fioritura avviene tra maggio e giugno con la comparsa e il completo sviluppo dei fiori, l’apertura e l’unione del polline con l’oosfera e con il nucleo secondario, entrambi presenti nell’ovario (doppia fecondazione); i fiori che completano la fecondazione e danno origine a una bacca si dicono “allegati”.

L’allegagione non va sempre a buon fine e la formazione della bacca senza la fecondazione degli ovuli, dà bacche prive di semi. Quelle fecondate cominciano il loro accrescimento: dall’allegagione si passa all’invaiatura, in cui da verdi iniziano a maturare grazie alla fotosintesi, immagazzinando acqua, zuccheri, polifenoli, pigmenti, minerali ed aminoacidi; la maturazione delle bacche va da metà agosto a metà settembre-ottobre, a seconda del tempo di maturazione dei vitigni, da quelli precocissimi fino a quelli molto tardivi, e a seconda del tipo di vino che si vuole produrre con queste uve.

La natura è una macchina meravigliosa e la fisiologia della vite ne è una prova. Accompagna l’uomo da tempi immemorabili, tenace, ancorata con forza alla sua dimora; ha radici robuste, lunghe e ben salde al suolo, che si adatta ai climi sfidando il caldo e resistendo al freddo, delicata al tempo stesso. I suoi frutti ci regalano una bevanda emozionante: per Mario Soldati è “poesia della terra” e “composto di umore e luce” per Galileo Galilei. Più che semplice pianta, simbolo della vita stessa.

La vite “piange” (Fonte: www.cadirajo.it/blog.php?id=378)

 

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